Oligoelementi e Oligoterapia, sesta ed ultima parte

14- VIE DI SOMMINISTRAZIONE

Le vie di somministrazione degli oligoelementi sono:

  • la via orale;
  • la via parenterale (es. per mezzo di iniezioni intramuscolari e sottocutanee di soluzioni sterili);
  • la via locale (es. per mezzo di instillazioni locali di soluzioni sterili di Mn-Cu).

La più comune è sicuramente quella orale, o meglio la VIA PERLINGUALE.

La ricca vascolarizzazione della lingua e della bocca in generale, favorisce l’entrata in circolo degli oligoelementi che, evitando il tragitto gastroenterico, arrivano con rapidità e senza troppe dispersioni a compiere il loro ruolo catalitico.

È necessario perciò trattenere la soluzione almeno 1 minuto sotto la lingua (per i bambini molto piccoli si può impregnare una zolletta di zucchero che verrà succhiata e quindi trattenuta in bocca dal bambino).

Ciò che viene utilizzato è il metallo, che perciò deve essere in forma altamente ionizzata (molecola in origine elettricamente neutra divisa in due parti dotate di una o più cariche elettriche positive e negative).

Per questo nelle preparazioni oligoterapiche si usano, oltre ai gluconati, anche altri sali (sali di acidi forti) che consentono una grande dissociazione elettrolitica fornendo così una grande quantità di ioni metallici biodisponibili.

15- MODO D’IMPIEGO

Gli oligoelementi, come cofattori metallici, fanno parte integrante del pool enzimatico che regola il corretto svolgimento delle reazioni biochimiche del nostro metabolismo.

Saranno perciò necessarie alcune condizioni:

– gli elementi metallici dovranno essere allo stato ionico, in forma altamente reattiva, cioè biodisponibile

– le soluzioni dovranno essere fortemente diluite per consentire una forte ionizzazione

Ciò significa, in pratica, dosaggi estremamente bassi, nell’ordine di milionesimi di grammo.

Non siamo nell’ordine delle diluizioni omeopatiche, ma comunque siamo molto lontani dalle dosi ponderali tipiche dei farmaci allopatici.

Queste dosi, se da un lato assicurano la ionizzazione spinta e quindi la biodisponibilità, dall’altro sono una garanzia contro gli iperdosaggi, particolarmente pericolosi nel caso dei metalli pesanti.

Oltre a queste dosi bassissime, ma più che sufficienti per reintegrare le carenze di oligoelementi e per svolgere l’attività catalitica, si hanno schemi di trattamento estremamente rarefatti.

La letteratura internazionale, suggerisce, ad esempio, per gli oligoelementi diatesici (Mn, Mn-Cu, Mn-Co, Cu-Ag-Au) 2-3 somministrazioni alla settimana.

Uguale schema si consiglia per le associazioni catalitiche della sindrome di disadattamento (Zn-Ni-Co e Zn-Cu) e così pure per quasi tutti gli altri oligoelementi complementari.

Le sperimentazioni cliniche hanno in parte corretto questa posologia aumentando il numero delle somministrazioni, specie all’inizio del trattamento.

Questo aumento posologico si registra solo nelle fasi acute di alcune malattie, come ad esempio nelle acuzie della patologia respiratoria influenzale (il Rame più volte al dì) o nelle forti crisi depressive (il Litio più volte al dì).

I tempi saranno relativamente lunghi perchè il trattamento deve modificare una diatesi, un terreno malato, riportando ordine dove c’è disordine biochimico e quindi funzionale.

16- CONTROINDICAZIONI E CAUTELE

Gli interventi di tipo catalitico possono essere realizzati su qualunque soggetto salvo le ovvie eccezioni comuni a tutte le sostanze terapeutiche.

Per esempio chi soffre di insufficienza renale ha un problema di accumulo delle sostanze assunte dovuto alla ridotta eliminazione da parte del rene malato, queste persone devono stare attente a qualsiasi sostanza assunta a fini terapeutici e quindi anche agli oligoelementi, molti dei quali sono metalli pesanti.

Al di là di questi casi eccezionali non esistono vere e proprie controindicazioni, ma si parla di qualche cautela da osservare in determinate circostanze perchè la somministrazione di oligoelementi provoca delle modificazioni diatesiche correggendo il terreno organico del soggetto. Per cui:

– Nei casi di tubercolosi evolutiva o recentemente stabilizzata non bisogna assumere Manganese o Manganese-Cobalto poiché la loro azione catalitica può eliminare le difese “artritiche” necessarie, anche se spiacevoli;

– Qualora si sia nel dubbio se assumere Manganese-Rame o Manganese, è opportuno iniziare sempre con il Manganese-Rame oppure alternare l’uno all’altro;

– Nel caso di ipertensione elevata, e mal tollerata, è opportuno non iniziare con il solo Manganese-Cobalto, anche se la diatesi lo richiederebbe. Bisogna invece cominciare la terapia con il Manganese e lo Iodio e, in seguito, alternare questi due oligoelementi catalitici con il Manganese-Cobalto;

– Nelle diatesi Anergiche si inizierà sempre con Rame-Oro-Argento e in seguito lo si alternerà al Manganese-Rame.

Non si tratta di vere e proprie controindicazioni, ma della necessità di un corretto trattamento basato su una corretta diagnosi, non bisogna compiere l’errore diagnostico di abbassare le difese quando sono indispensabili per contrastare uno stato patologico (ad esempio infettivo), o al contrario stimolarle quando siamo di fronte ad uno stato iperergico.

17- COMPATIBILITÀ’ CON ALTRE TERAPIE

Non esistono incompatibilità assolute con altre terapie. Si possono associare gli oligoelementi diatesici e complementari con i trattamenti fitoterapici, omeopatici…, ma sarà possibile associarli anche ad alcuni trattamenti allopatici.

E’ sempre buona norma chiedere consiglio al proprio medico e tenerlo sempre aggiornato sulle terapie che si stanno seguendo.

18- OLIGOTERAPIA E FITOTERAPIA

La fitoterapia è in grado di trattare numerose malattie funzionali, dominandone la sintomatologia in maniera “dolce” e, se si rispettano il giusto dosaggio, la corretta posologia e le eventuali controindicazioni, senza particolari effetti collaterali.

Salvo alcuni casi, però, i fitoderivati non sono in grado di realizzare una terapia di terreno, quindi di trattare la malattia da un punto di vista causale. Essi si limitano ad agire a livello di organo e/o sintomo, senza influire sulle cause diatesiche della malattia.

Facciamo un esempio:

Se un soggetto ansioso assume un ansiolitico (per esempio il Tiglio) egli agirà sul sintomo eliminando l’ansia, ma non tratterà il terreno, in questo caso distonico. Così facendo non risolverà il problema perchè, quando sarà finita l’azione dell’ansiolitico, egli verrà prima o poi nuovamente aggredito dall’ansia, in quanto il suo terreno diatesico non sarà in grado di difenderlo dalla malattia.

La soluzione migliore a questo problema sarà:

1) intervenire sulla diatesi Distonica con l’Oligoterapia, assumendo l’associazione Manganese-Cobalto (specifica per la diatesi Distonica, vedi) che tenderà a riequilibrare il terreno del soggetto, mettendolo in condizione di resistere meglio agli attacchi d’ansia, che si presenteranno, quindi, con minor frequenza e intensità.

2) occuparsi della sintomatologia ansiosa associando al rimedio oligoterapico, il fitoderivato più efficace e sicuro.

In questo modo agiremo sia sul terreno sia sul sintomo.

Questo tipo di trattamento è rivolto non solo a diminuire la sintomatologia penosa di numerose malattie funzionali, ma soprattutto a mettere il malato in condizioni di contrastare con le proprie risorse di terreno l’instaurarsi delle malattie stesse.

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