Corretto utilizzo degli Oli Essenziali, prima parte

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Durante la visita a “Il Giardino delle Erbe” presso Casola Valsenio abbiamo avuto modo di vedere come si estrae un olio essenziale da una pianta tramite il procedimento di distillazione in corrente di vapore (vedi qui). Ma cosa sono gli oli essenziali, a cosa servono, come si riconosce un olio essenziale di qualità e quali sono le accortezze e le avvertenze da tenere in considerazione nel loro utilizzo?

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Nel Marzo del 2003 l’azienda Fitomedical uscì con il suo periodico di informazione e divulgazione sui prodotti fitoterapici chiamato “Fito-News”, dedicando questo numero proprio agli oli essenziali.
Nella copertina Lina Suglia riportava la sua personale definizione di queste sostanze, una descrizione poetica e allo stesso tempo esplicativa:

“Le essenze sono le “parole” delle piante, sprigionate dai fiori, ma anche da foglie, cortecce e radici. Dai Tropici al grande Nord, come nelle nostre latitudini mediterranee, circolano nell’aria i messaggi rilasciati dalle specie aromatiche all’ambiente circostante. Con un continuo “parlottio”, le piante comunicano e tessono rapporti: chiamano a sé gli insetti e le farfalle, attirano gli animali amici e minacciano quelli nemici, respingono le altre specie vegetali in competizione per la luce e il terreno. Anche l’uomo non rimane indifferente a questa “voce” profumata e alle sfumature dei suoi toni: attraverso l’olfatto, il mondo vegetale gli suscita emozioni profonde, gli evoca ricordi lontani, lo seduce irretendolo in un aroma muschiato, lo rilassa sussurrando un odore dolce o sveglia la sua attenzione con una squillante nota fresca. Per questo gli oli essenziali distillati, così concentrati e pregiati, rappresentano una realtà estremamente complessa. Culture differenti per collocazione storica e geografica hanno sviluppato interesse nei loro confronti, inserendo profumi ed essenze nei più diversi ambiti della propria vita: la religione, l’arte, l’estetica, la gastronomia, la medicina.”

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Leggendo questo numero di Fito-News, e dopo l’esperienza a Casola Vasenio, che mi ha riportato indietro agli anni dell’università, ho capito l’importanza di approfondire questo argomento, affascinante ma delicato al tempo stesso, poiché mi capita spesso nel mio lavoro di dover correggere qualche cliente che erroneamente ed ingenuamente utilizza queste sostanze a volte con superficialità, fidandosi dell’articoletto sulla rivista di gossip, della chiacchiera tra amiche, del consiglio di un sedicente “esperto”…

Ringrazio perciò Lina Suglia e l’azienda Fitomedical in generale per l’ispirazione ed il materiale divulgativo che da sempre mettono a disposizione di noi erboristi, ma anche dei nostri clienti (trimestralmente il Fito-News arriva nelle nostre erboristerie per essere distribuito gratuitamente ai clienti interessati), e che ho ritenuto opportuno riportare in questo mio articolo.

Quindi veniamo a noi!

Il termine “olio essenziale” è un’acquisizione relativamente recente: prima la nomenclatura della miscela naturale che costituisce ogni OE includeva aroma, olio etereo, essenza… Tuttavia, al di là delle definizioni, le specie aromatiche sono sempre state molto presenti nella quotidianità. Le conosciamo come spezie o droghe esotiche, utilizzate in cucina e dall’industria alimentare, o come piante da cosmesi, impiegate soprattutto in profumeria. La loro distribuzione nel regno vegetale abbonda in certe famiglie botaniche: nei nostri climi l’olfatto spazia dalle note delle Lamiaceae (Lavanda, Melissa, Menta, Origano, Basilico, Rosmarino, Salvia, Timo, ecc.) a quelle delle Conifere (Abete, Cedro, Pino, ecc.) che producono OE, balsami e resine.

La consistenza delle essenze, una volta estratte dalla pianta è generalmente oleosa, più o meno fluida; sono incolori o di un giallo pallido o arancio, oppure con note verde-blu, quando contengono composti azulenici (es. Camomilla). Il profilo chimico-fisico le “imparenta” con gli oli grassi (es. olio di oliva, sesamo…), con cui hanno diverse affinità, innanzitutto la lipofilia: si sciolgono bene in olio e in alcool, mentre hanno una idrofilia minima (0.03 – 0.05%) e sono facilmente infiammabili. Ma, a differenza degli oli “fissi”, gli OE sono fortemente volatili: favoriti dall’aumento di temperatura, evaporano disperdendosi in piccolissime molecole che profumano l’ambiente.

La composizione aromatica di una pianta non è immutabile: varia in funzione di diversi fattori naturali, dal suo patrimonio genetico, a eventi esterni (es. variazioni stagionali) o ecologici. In particolare, piante della stessa specie cresciute in luoghi differenti per altitudine, latitudine e natura del suolo, possono produrre OE con differenze significative: per distinguerli si utilizza il termine “chemotipo” (= tipo chimico). Ai fini dell’impiego fitoterapico, va quindi sottolineata l’importanza di disporre di essenze di cui sia specificata chiaramente l’identità, con il luogo di origine e la denominazione botanica della pianta (e della parte di essa) da cui l’OE è estratto e con quali metodiche, se si tratta di ibridi interspecifici, di varietà…, oltre alle indicazioni dei costituenti chimici principali.

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Un OE di qualità si riconosce già dalla scatola che lo confeziona o, se questa fosse assente, dall’etichetta sul flaconcino. Maggiori saranno le informazioni riportate più certi saremo dell’affidabilità del prodotto.

Un OE che si rispetti deve riportare queste informazioni (che ne costituiscono una sorta di “carta di identità”):

  • nome italiano: il nome comune italiano o tradizionale;
  • nome latino: secondo la recente denominazione scientifica binomiale (genere e specie) in latino;
  • parte della pianta: l’organo vegetale da cui si è ricavato l’olio essenziale;
  • metodo estrattivo: precisa con quale modalità è stata ottenuta l’essenza. La scelta del procedimento dipende dalle caratteristiche della pianta trattata, dalla consistenza della parte vegetale trattata e dalle caratteristiche chimico-fisiche dell’OE. Può trattarsi di: oleoresina (da incisione dei tronchi), procedimenti meccanici (da spremitura), distillazione in corrente di vapore (distillato), estrazione con solventi (assoluta);
  • paese d’origine della pianta, specificando se si tratta di una specie spontanea o coltivata e, in questo caso, se secondo metodi tradizionali o biologici, con eventuale marchio di controllo;
  • quantità della confezione in ml di OE;
  • numero di lotto;
  • anno produzione.

L’origine di un OE, il metodo estrattivo, la resa ed altri fattori ne determinano una complessiva valutazione di pregio, che si articola nelle espressioni “convenzionale”, “selezionato” e “speciale” presenti in etichetta. Esse forniscono indicazioni sulla qualità e sul campo d’impiego di quella referenza.

  • convenzionale identifica un OE di buona qualità, dal costo contenuto. È adatto ad un impiego domestico e quotidiano per l’ambiente, la cura del corpo e l’aromaterapia;
  • selezionato indica un OE di qualità elevata e origine elettiva, dotato di peculiari proprietà. In linea generale, è più specificatamente adatto alla cura del corpo e all’aromaterapia;
  • speciale si riferisce ad un OE di alta qualità, come un’assoluta o di particolare pregio per l’attribuzione di chemotipo, o per la difficile reperibilità, o per l’origine molto circoscritta e definita. In questi casi l’impiego è particolare e specifico per la profumazione o l’aromaterapia.

Inoltre si possono trovare in commercio i cosiddetti Oli Essenziali ricostituiti, che riguarda OE pregiati, molto costosi o di scarsissima reperibilità. Consiste nel “riprodurre” un’essenza, unendo i principali composti chimici che la caratterizzano. Le molecole utilizzate allo scopo sono ottenute da altre essenze meno costose o per processi di sintesi.
Gli OE ricostituiti sono talvolta denominati “natural identici” (erroneamente, perché paragonandoli all’OE originario, sono simili ma non uguali), oppure “alimentari”, perché utilizzabili nell’aromatizzazione di alimenti.
Essi non pongono problemi di tossicità ma, essendo più “poveri” di composti e quindi meno complessi, risultano indicati per profumazione o aromatizzazione e meno adatti per aromaterapia.

Ecco alcuni esempi di referenze di OE naturali e ricostituiti:

  • Melissa (Melissa officinalis) foglie: l’OE naturale è impiegato in aromaterapia come sedativo e ipnotico nelle nevrosi, distonie spasmofiliche, eretismo cardiaco… e può essere diluito in alcol per assunzioni di poche gocce; l’OE ricostituito si adatta meglio alla diffusione ambientale, all’uso in bagni aromatici, come aromatizzante per bevande, oppure utilizzato come digestivo in preparazioni estemporanee, diluendone una piccola quantità (1-2 gtt) in Tintura Madre o miele.
  • Neroli bigarade (Citrus aurantium) fiori: l’OE naturale, somministrato in piccole quantità o semplicemente inalato, è indicato al trattamento di forme depressive o esaurimenti nervosi, oltre che per stimolare le funzioni epatopancreatiche; l’OE ricostituito è più utile per bagni o massaggi rilassanti, in diffusione ambientale, o per la preparazione della nota “acqua di fiori d’arancio”.
  • Rosa (Rosa damascena) fiori: l’OE naturale si impiega estemporaneamente, diluito in oli vegetali pregiati (Jojoba, Rosa mosqueta…), per il trattamento cosmetico locale di rughe, impurità….; è inoltre utilizzato, per inalazione o per massaggio, come tonico nervoso nelle astenie. L’OE ricostituito è preferibilmente indicato per bagni aromatici, nella toilette quotidiana o come profumatore ambientale.

Le essenze si distinguono dagli altri fitoderivati per l’altissima concentrazione.

Un grammo di OE puro, mediamente pari a 20-30 gocce di OE, rappresenta il contenuto di 100 o più grammi della pianta originaria: ne amplifica quindi le potenzialità farmacologiche, ma anche quelle tossicologiche.

Poiché i potenziali rischi nell’uso degli OE dipendono prevalentemente dalla composizione chimica propria di ognuno, dalla quantità utilizzata e dalla modalità di somministrazione è indispensabile attenersi alle modalità d’utilizzo e alle posologie indicate (qualunque sia la forma di assunzione degli OE – cutanea, respiratoria o digestiva – la loro azione interessa l’intero organismo, non solo le vie attraverso cui è avvenuto il contatto) e prestare attenzione ai potenziali rischi dei singoli OE (fototossici, irritanti, sensibilizzanti, neurotossici…).

La seguente tabella riporta i potenziali rischi nell’utilizzo incauto di alcune essenze:

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In ogni caso ci sono delle regole generali da seguire per utilizzare in sicurezza gli oli essenziali:

  • non iniettare OE in alcuna forma;
  • Non utilizzare OE internamente se non su indicazione di personale esperto;
  • Non utilizzare OE se non diluiti in modo appropriato;
  • non applicare OE puri sulle mucose (bocca, vagina, retto) ed evitare il contatto con gli occhi;
  • evitare ogni OE sospettato di agire come sensibilizzante in caso di soggetti atopici (= allergici);
  • non utilizzare OE in aerosol in soggetti con storia clinica di asma bronchiale;
  • non somministrare OE che presentino una potenziale tossicità a bimbi piccoli e donne in gravidanza;
  • prestare attenzione nella scelta degli OE in presenza di condizioni cutanee anomale (dermatite, eczema, pelle fragile, lesionata o infiammata, ecc.);
  • conservare gli OE lontano dalla portata dei bambini;
  • per diluizioni e preparazioni utilizzare materiali di acciaio, vetro, o ceramica e porre attenzione alle superfici di oggetti e arredi: gli OE possono danneggiare diversi tipi di plastiche, vernici, legno…

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Nel prossimo articolo vedremo alcune indicazioni ed avvertenze mirate ai vari metodi di utilizzo degli Oli Essenziali.

Continua…

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